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Via A. Sforza, 33 - 73028 Otranto (Le)
Tel.: (+39) 0836 80 15 48
Fax: (+39) 0836 80 15 76
: www.hoteldeglihaethey.com
Via Lecce, 104 - 73010 Lequile (Le)
Tel.: (+39) 0832 26 03 76
Fax: (+39) 0832 63 44 39
Cell: (+39) 335 53 60 845
: www.residenzavillagiulia.it

Via dei Bacini,1 - 73010 Porto Cesareo(LE)
Tel.: (+39) 0833 56 63 11
Fax: (+39) 0836 80 15 76
: www.conchigliazzurra.com
S.P. 362 Km. 18 - 73013 - Galatina (LE)
Tel.: (+39) 0836 56 12 00
Fax: (+39) 0836 52 81 14
: www.hermitagegalatina.it
Svincolo per la S.S. 275 Maglie Lecce
e per la S.S. 274 Gallipoli Lecce
73030 Marina di Leuca (LE)
Tel.: (+39) 0833 75 00 27
Fax.: (+39) 0833 75 84 37
: www.messapia.com
Via Porto Badisco
73020 Uggiano la Chiesa (LE)
Tel.: (+39) 0836 81 29 42
: www.mulinoavento.it
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Litoranea Santa Maria al Bagno - Rivabella, Gallipoli
Tel.: (+39) 0833 209083
Litoranea Santa Maria al Bagno - Rivabella, Gallipoli
Tel.: (+39) 0833 202295
:www.lamasseria.net

Porto Cesareo - 73010 (LE)
Cell.: (+39) 333 6356414
:www.portocesareocamping.it
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Via Prov. Gallipoli - Alezio - 73011 Alezio (Le)
Cell.: (+39) 349 5045425
: www.viagallipoli.it
Contrada Li Monaci - Strada di Servizio Gallipoli(Le)
Direzione Taviano
Cell: (+39) 348 7936109
:www.villacristinagallipoli.com

Riviera A. Diaz, 99 - 73014 Gallipoli(LE)
Cell: (+39) 3494214791
:www.salanitro.it
Località Pizzo -73014 Gallipoli (LE)
Tel.: (+39) 3494214791
:www.bblapineta.it
Via G.B. Vico, 4 Lido San Giovanni - 73014 Gallipoli (LE)
Cell.: (+39) 3400003979
Litoranea S.M. Bagno - 73014 Gallipoli (LE)
Cell.: (+39) 388 8423823
Via Coniger, 4 Santa Maria al Bagno Località Mondonuovo (LE)
Cell.: (+39) 320 4012127
Via Emanuele Filibert, 66 S.M. Al Bagno (LE)
Cell.: (+39) 328 2842393
Scopri i Luoghi più belli ed interessanti della Puglia e del Salento
La città di Lecce è nota per la ricchezza dei monumenti che la adornano, molti dei quali realizzati nel tipico stile barocco leccese. Significativi sono i fregi, i capitelli, i pinnacoli ed i rosoni che decorano molti dei palazzi e delle chiese della città
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La città presentava originariamente quattro porte di accesso: Arco di Trionfo (Porta Napoli), Porta Rudiae, Porta San Biagio e Porta San Martino. Di queste l'ultima non è più visibile in quanto crollata nel XIX sec.
Situato nella centralissima Piazza Sant'Oronzo, ne resta l'arena, le gradinate inferiori e parte delle mura esterne. Fu costruito in Età Augustea e misurava circa 102 m × 83 m e riusciva a contenere oltre 25.000 spettatori.
Attualmente è possibile ammirare solo un terzo dell'intera struttura, in quanto il resto rimane ancora nascosto nel sottosuolo di piazza Sant'Oronzo dove si ergono alcuni edifici e la chiesa di Santa Maria della Grazia.
Il Castello è stato realizzato, secondo la tradizione, per volere di Carlo V per scongiurare le invasioni turche, di cui la più funesta fu, per la Terra d'Otranto, quella che nel 1480 causò il sacco di Otranto.
In realtà Carlo V ampliò e modificò un preesistente maniero, che secondo gli scavi e gli studi condotti dall'Università del Salento doveva risalire al XIII-XIV secolo. Una parte risalente a tale periodo risulta essere il torrione di forma quadrangolare detto mastio di Accardo. Gli ampliamenti del XVI secolo hanno dato al complesso una pianta quadrilatera, formata da quattro fronti bastionate, un tempo munita di fossato che venne colmato nel 1870.
Il salotto elegante di Lecce è Piazza Sant'Oronzo, in parte occupata dall'Anfiteatro romano del I-II secolo d.C., riportato alla luce all'inizio del Novecento. Nella piazza s'innalza la colonna, donata dalla città di Brindisi per cercare di adornare la spoglia piazza, con la statua di Sant'Oronzo, protettore della città. Di fronte alla statua si trova l'armonioso palazzetto del Sedile, antica sede del Municipio. Accanto a questo edificio, sorge la chiesetta di San Marco . Un'altra testimonianza artistica che si affaccia sulla piazza davanti all'anfiteatro è la chiesa di Santa Maria delle Grazie.
È il barocco a dominare nella centrale Piazza Duomo. Questo grande cortile, poi modificato, risale al tempo del vescovo Gerolamo Guidano. Ad esso si accede attraverso i propilei, realizzati verso la fine del XVIII secolo da Emanuele Manieri, essendo stati abbattuti gli originali muri d'ingresso.
Collocato al centro della omonima piazza, il Duomo, tra i più belli d'Italia, fu costruito una prima volta nel 1144, poi nel 1230. Su richiesta del vescovo di Lecce, Luigi Pappacoda, il duomo fu completamente ristrutturato negli anni tra il 1659-70 da Giuseppe Zimbalo a cui si deve anche l'attigua torre campanaria alta 70 metri circa e suddivisa in 5 piani con finestre molto slanciate; termina con una loggia ottagonale.
La Chiesa di Santa Croce, monumento simbolo del barocco leccese, fu costruita a cavallo di due secoli, dal 1549 al 1695, su disegni di Gabriele Riccardi e da architetti del calibro di Cesare Penna e Giuseppe Zimbalo.
CHIUDI ×Il centro storico di Gallipoli sorge su un'isola calcarea, collegata alla terraferma da un ponte in muratura del Seicento. Realizzati intorno al XV secolo, le mura e i possenti bastioni difesero la città dai numerosi attacchi nemici, in particolar modo dai pirati saraceni che a partire dal 1480 seminarono il terrore nel Salento.
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Il circuito delle mura venne ridimensionato nella seconda metà dell'Ottocento. L'abitato si sviluppa ai lati di un'asse principale costituito da via Antonietta De Pace. Le stradine e i vicoli tortuosi nascondono capolavori di architettura sacra e civile, specchio della ricchezza della città portuale. Lungo il perimetro delle mura, numerose chiese fronteggiano il mare a testimonianza dello stretto legame tra la fede e la vocazione marinara della città. Il cuore del centro storico custodisce la Concattedrale di Sant'Agata, splendido esempio del barocco leccese. Nei vicoli è facile imbattersi nei maestosi portali e le articolate facciate dei palazzi signorili del Cinquecento, del Seicento e del Settecento. Di grande valore per la comprensione della storia economica e sociale della città, è il maestoso frantoio ipogeo di Palazzo Granafei, un tempo luogo di produzione dell'olio lampante, esportato in molte città europee.
Ai tempi dei romani si chiamava Portus Sasinae (periodo di cui non resta nessuna traccia, se si escludono sette colonne monolitiche di marmo cipollino immerse nel mare), quando era un importante scalo portuale per il commercio dei prodotti agricoli delle ricche zone interne.
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In realtà il luogo era già abitato in epoca preistorica (villaggio sulla Penisola della Strea) e successivamente nell'Età del Bronzo da marinai di provenienza greca (ritrovamenti in località "Scalo di Furno" di vari cimeli, tra cui statuette votive, e di un'area dedicata al culto della dea Thana).
Cadde nell'abbandono a causa delle scorrerie dei pirati e dell'impaludamento della zona fino all'arrivo, intorno all'anno Mille, di alcuni monaci basiliani che vi costruirono un'abbazia che utilizzarono sino al XV secolo, periodo in cui la località passò di proprietà dagli Orsini del Balzo, principi di Taranto, agli Acquaviva, duchi di Nardò, e si sviluppò come porto per il commercio soprattutto di olio e grano, dapprima verso la Sicilia, per poi ampliare al resto delle grandi Repubbliche marinare di quell'epoca. Fu anche in quel periodo che iniziò la costruzione, a difesa dai nemici provenienti dal mare, dell'importante "Torre Cesarea" e di tutte le altre torri costiere di cui è ancora ricca la fascia costiera ionica salentina.
Le immediate vicinanze di Otranto erano abitate probabilmente già dal Paleolitico, certamente dal Neolitico; la città fu poi popolata dai messapi (di cui nel 1995 sono state scoperte le mura ed una porta della città), stirpe che precedeva i greci, quindi - conquistata da costoro - entrò nella Magna Grecia e, ancora, cadde nelle mani dei romani, diventando presto municipio.
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Nel periodo romano, Otranto era una delle città marinare più importanti della Puglia. Il lavoro mercantile e di artigianato locale era molto fiorente, soprattutto nella lavorazione della porpora e dei tessuti. Era presente ad Otranto una comunità ebraica e ciò fa capire l'importanza commerciale che il centro poteva avere e che andava oltre alle isole Ionie.
Prima che Otranto diventasse colonia romana, esisteva già una complessa rete viaria che metteva in comunicazione la cittadina con il resto del Salento e con la Puglia in genere. I Romani non fecero altro che rinforzarla, introducendola nelle loro arterie di comunicazione. Ad Otranto rimangono ancora delle testimonianze del passaggio dei Romani: due basi di marmo con epigrafe latina, risalenti al II secolo d.C., che riconducono agli imperatori Lucio Aurelio Vero e Marco Aurelio Antonino.
Nel 162 la città chiese ed ottenne di battere moneta e fu così che venne aperta una zecca, rimasta attiva sino al secondo secolo d.C. Pian piano il porto di Otranto divenne sempre più importante, superando anche quello di Brindisi. Tale realtà non fece altro che consolidarsi in epoca paleocristiana.
Il luogo era frequentato già in epoca protostorica, come attestato da numerosi rinvenimenti. Nel territorio di Castro si trovava il dolmen di Sgarra, oggi scomparso.
Le tradizioni attribuiscono la fondazione del paese a colonizzatori Cretesi o Greci.
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Fu un centro messapico (col nome di ΛΙΚ?) e divenne colonia romana nel 123 a.C. con il nome di Castrum Minervae (così come lo si ritrova nella tavola peutingeriana). Secondo la tradizione qui sarebbe infatti sorto un tempio dedicato a Minerva, i cui resti sono stati rinvenuti in seguito a dei lavori di restauro e di consolidamento del castello e delle mura.
La località è stata identificata da alcuni studiosi e ricercatori dell'Università del Salento, fra cui il Professore Francesco D'Andria, come il primo luogo di sbarco di Enea in Italia, sbarco avvenuto secondo l'Eneide virgiliana nei pressi di un tempio di Minerva visibile dal mare. Il luogo dello sbarco è stato tuttavia identificato anche con Porto Badisco o Roca Vecchia.
La storia della cittadina è legata a quella di Otranto. In seguito alla divisione dell'impero romano, Castro divenne un possedimento di Bisanzio. Fu una delle prime città del Salento ad essere elevata al rango di contea e fu una delle prime ad essere eletta a sede vescovile (nel 682 da papa Leone II). Nel corso dei secolo subì gli assalti degli Alani, degli Ostrogoti e dei Vandali, fino ai Saraceni. Contesa fra Bizantini e Normanni, passò poi in mano ai Veneziani, che ne fecero uno dei loro porti nel XII secolo. Dovette subire le scorribande turche e poi fu rafforzata dai viceré spagnoli.
La leggenda narra che Santa Maria di Leuca (o forse Porto Badisco) sarebbe stata il primo approdo di Enea. Successivamente sarebbe qui approdato Pietro apostolo, il quale, arrivato dalla Palestina, iniziò la sua opera di evangelizzazione, per poi giungere a Roma dove fondò la Chiesa.
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Fu allora che Leuca assunse il suo nome completo di "Santa Maria di Leuca".Il passaggio di San Pietro è anche celebrato dalla colonna corinzia del 1694 eretta sul piazzale della Basilica, recentemente ristrutturata. Una scalinata di 284 gradini collega la Basilica al sottostante porto facendo da cornice all'Acquedotto Pugliese che, terminando a Leuca, sfocia in mare: la costruzione dell'opera iniziò nel 1906, poi, con l'inizio della prima guerra mondiale, i lavori si fermarono e furono ripresi solo dopo la conclusione della guerra. Quindi l'Acquedotto Pugliese giunse a Leuca nel 1939, anno in cui l'opera fu completata. La monumentale scalinata e la colonna romana che ne segna il termine furono inviate da Roma da Benito Mussolini.
La data virtuale che ha dato inizio al culto cristiano sul promontorio japigeo nell'attuale Basilica di Leuca deve collocarsi ai tempi di San Pietro. Si tramanda che San Pietro in viaggio per Roma fece tappa a Leuca e da allora il tempio dedicato alla dea Minerva, posto sul promontorio japigeo, diventò un luogo di culto cristiano. La devozione dei fedeli verso la Madonna di Leuca ha origine antica: si parla di un grande miracolo che avrebbe salvato i pescatori il 13 aprile 365 da una burrasca. La chiesa con l'attuale struttura fortificata, fu costruita tra il 1720 ed il 1755 da monsignor Giovanni Giannelli, per resistere ai numerosi e ripetuti attacchi da parte di invasori turchi e saraceni. L'interno del Santuario è ad unica navata e sull'altare maggiore si può ammirare il dipinto della Madonna con Bambino (Madonna De Finibus Terrae) di Jacopo Palma il Giovane. Arricchiscono l'interno della chiesa sei altari, ai lati della navata, un organo da poco restaurato e datato 1885 e numerosi dipinti, tra cui spiccano quelli del pittore Francesco Saverio Mercaldi (il San Francesco da Paola datato 1898 e il Trittico della Confessione). Dal 7 ottobre 1990 il Santuario è stato eletto a Basilica minore ed il numero di visitatori e devoti è notevolmente aumentato.
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lgmare Lit. per Santa Maria al Bagno - GALLIPOLI (LE)
Tel.: (+39) 0833 298273
Cell.: (+39) 346 9473565
: http://www.torresabeacampeggio.it